L’uomo più bello del mondo
Concorso                  

L’uomo più bello del mondo

The most beautiful man in the world

Paolo Baiguera

Paese

Italia

Anno

2026

Durata

18'

Categoria

Documentario/sperimentale

Sceneggiatura

Paolo Baiguera

Suono

Marco Falloni, Marta Billingsley

Produzione

Il Varco Cinema, Ring Film, 5e6 Producers, Andrea Gatopoulos, Tommaso Bertani, Graziano Chiscuzzu

Distribuzione

Gargantua Film Distribution

Sinossi

Un tabù di famiglia, una storia perduta. Michele, uno zio mai conosciuto, è stato stroncato dall’AIDS e dall’epidemia di eroina che ha segnato l’Italia negli anni ’80 e ’90. Ne rimangono solo venticinque fotografie. Suo nipote cerca di ricostruirne l’immagine, guidato da due voci contrapposte: i ricordi di sua madre e lo sguardo artificiale dell’API Google Vision, nella speranza che dal loro contrasto possa emergere qualcosa di vero. Intrecciato con una videochiamata online tra madre e figlio, il film si interroga su come ricordiamo ciò che non è mai stato detto, mettendo in discussione il valore della fotografia, il suo fragile legame con la memoria e la tensione tra il calore di una madre e la fredda precisione di un algoritmo.

Biografia

Paolo Baiguera (nato nel 1998) è un regista e cineasta. Ha lavorato a diverse produzioni con società quali Sky, Rai, Kon-Tiki Film, Indigo Film, ANG Film e Ring Film. Dal 2023 collabora con Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis al lungometraggio Testa o Croce?, selezionato per la sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes. Il suo cortometraggio d’esordio, El Pütì Pèrs (Il bambino smarrito), è stato presentato in anteprima alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia del 2025, dove ha ricevuto una menzione speciale.

Dichiarazione

Questo film prende le mosse da un tabù familiare: Michele, lo zio che non ho mai conosciuto, morto di AIDS a 28 anni. Realizzato nell’ambito del workshop “Nouvelle Bug Vol. 4”, il cortometraggio è diventato un modo per affrontare sia una ferita personale sia la dipendenza da eroina di mio zio e la sua successiva scomparsa. Una storia che ha segnato la mia famiglia e che fa eco all’esperienza di un’intera generazione in Italia.

Per farlo, ho messo in dialogo due voci: il ricordo di mia madre e il linguaggio automatizzato di un’intelligenza artificiale. Queste due prospettive sono spesso in tensione, a volte si sovrappongono, e attraverso il loro contrasto emerge gradualmente la storia di Michele. In questa fragile ricostruzione, ricordare e analizzare le sue fotografie diventa più di un semplice esercizio di archiviazione: diventa un gesto di comprensione e guarigione, un modo per ripercorrere la vita umana che si cela dietro le immagini e per riflettere sulla memoria, sulla perdita e su ciò che rimane inespresso.

— Paolo Baiguera

Materiali d’archivio

Archivio familiare personale dell’autore.