In questo film-saggio anticonformista e giocosamente introspettivo, il regista uruguaiano Federico Veiroj intreccia materiali molto diversi: filmati personali girati nell’arco di tre decenni, frammenti dei suoi film di finzione e la registrazione di una seduta psichiatrica durante la quale il padre viene sottoposto a una valutazione diagnostica. Ne emerge il ritratto di una storia familiare travagliata e di un complesso rapporto tra padre e figlio, insieme al racconto della rocambolesca ascesa e caduta di una famiglia tradizionale di Montevideo.
Paese
Uruguay, ArgentinaAnno
2025Durata
70'
Categoria
DocumentarioAnteprima
Italiana
Sceneggiatura
Federico VeirojFotografia
Bárbara Álvarez, Federico VeirojMontaggio
Manuel RillaMusica
Mariana IngoldSuono
Álvaro Rivero, Daniel YafaliánProduzione
Alina Kaplan, Federico VeirojDistribuzione
CINEKDOQUESinossi
Biografia
Federico Veiroj (nato nel 1976 a Montevideo) è uno sceneggiatore, produttore e regista uruguaiano-spagnolo. Ha prodotto (insieme alla sua società CINEKDOQUE), scritto e diretto il suo primo film, Acne, nel 2008 mentre il suo secondo lungometraggio, A Useful Life, del 2010, è stato proiettato al Festival Internazionale del Cinema di Toronto e ha ricevuto più di 20 premi in tutto il mondo, oltre ad essere stato il candidato ufficiale dell’Uruguay agli Oscar.
Nel 2023 ha diretto la serie TV La banda per VIX / DYNAMO PRODUCTIONS, la sua prima esperienza televisiva in Messico.
Dichiarazione
Ho sempre filmato come un modo per ricordare, per conservare qualcosa a cui un giorno avrei potuto dare un significato. Filmare era – e continua a essere – divertente: sapere di custodire qualcosa, di preservare delle emozioni e di avere il potere di provarle di nuovo.
È così che ho costruito un archivio di esperienze, incontri e riprese dei miei familiari e, soprattutto, di una persona che mi ha segnato in molti modi diversi nel corso della mia vita: mio padre. Lo filmavo ogni volta che potevo, cercando di comprenderlo, di decifrare ciò che si celava dietro di lui. Mi identificavo con lui, lo odiavo e lo amavo, tanto quanto odiavo e amavo me stesso. E lui si identificava con me: vedeva tra noi una somiglianza fisica ed emotiva. Me lo ha sempre fatto capire chiaramente. Per questo mi lasciava filmarlo e non mi ha mai nemmeno chiesto: «A che scopo?». Credo sentisse di poter essere un personaggio degno di essere filmato. E anche quando non sapeva che c’era una macchina da presa – lo filmavo di nascosto piuttosto spesso – c’era sempre, in fondo, una sorta di comportamento da personaggio: insolito, audace, irriverente, inappropriato, selvaggio, affascinante, dotato di un grande senso del tempo e abilissimo nel manipolare gli altri. […]
Mio padre non è stato soltanto il grande personaggio del mio archivio personale; è stato anche una delle principali fonti d’ispirazione per i miei film di finzione. E ogni volta che si vedeva rappresentato nei miei film, si divertiva più di chiunque altro. In fondo, era stato il mio primo personaggio.
— Federico Veiroj
Materiali d’archivio
Archivio di video e filmati personali e domestici, oltre a lungometraggi del regista.
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