Partition
Concorso                  

Partition

Diana Allan

Paese

Libano, Palestina, Canada

Anno

2025

Durata

60'35"

Categoria

Sperimentale

Anteprima

Italiana

Sceneggiatura

Diana Allan

Fotografia

Erin Weisgerber, Elian Mikkola, Diana Allan

Montaggio

Diana Allan

Musica

Amal Kaawash, Bahaa al-Jomaa

Registrazione del suono

Ariane Lorrain, Hisham Merhi, Diana Allan

Design e mixaggio del suono

Julian Flavin

Produzione

Diana Allan

Distribuzione

Ariane Lorrain

Sinossi

Partition unisce filmati d’archivio dell’occupazione britannica della Palestina con registrazioni audio di rifugiati palestinesi in Libano. I film muti raccolti nelle collezioni imperiali racchiudono storie che sono state raccontate solo in minima parte e sguardi coloniali che permeano il presente. Recuperando la presenza palestinese attraverso storie, voci e canzoni, e rivelando tracce del passato coloniale nei paesaggi sonori del precario presente, Partition diventa una riflessione su ciò che i corpi ricordano e gli imperi dimenticano.

Biografia

Diana Allan è una regista e docente di antropologia alla McGill University. È co-direttrice del Nakba Archive e titolare di una Canada Research Chair in antropologia degli archivi viventi. Tra le sue pubblicazioni figurano Voices of the Nakba: A living history of Palestine (2021) e Refugees of the Revolution: Experiences of Palestinian Exile (2014).

Dichiarazione

Partition è un film sperimentale e non lineare che nasce dal mio lavoro etnografico in corso con rifugiati palestinesi in Libano, incentrato sulle storie di sfollamento forzato ed esilio. Utilizzando registrazioni sonore realizzate con palestinesi per ridare vita a immagini coloniali mute provenienti dalla Palestina sotto l’occupazione britannica, il film pone al centro il canto come mezzo di memoria storica, continuità intergenerazionale e pratica politica. Separando suono e immagine, Partition destabilizza la percezione e mette in discussione l’autorità archivistica, riformulando la catastrofe come un processo che ha inizio nel 1917, durante il dominio britannico. Il ri-fotografare materiale coloniale in 16mm rappresenta anche un gesto di riappropriazione e redistribuzione di materiali soggetti a restrizioni, affermando il diritto alla riproduzione come atto decoloniale.

Il film tratta l’archivio come un processo vivo e partecipativo, opponendosi alla sua funzione di deposito coloniale statico. Interroga il modo in cui la storia viene costruita e come l’accesso agli archivi influenzi l’eredità futura. I canti diventano ponti che superano le fratture, e l’intervento archivistico apre uno spazio in cui la presenza e la memoria palestinese possano tornare a circolare.

— Diana Allan

Materiali d’archivio

Partition attinge a fonti d’archivio relative all’occupazione coloniale della Palestina, conservate in collezioni imperiali a Londra