Come un’escursione nel lavoro di conservazione botanica e cinematografica, “Herbaria” esplora nei suoi processi invisibili le derivazioni artistiche e politiche che li collegano.
Sostenuti in una narrazione in cui tempi e spazi sembrano fondersi, le registrazioni ci invitano nell’affascinante universo della conservazione della bellezza e della memoria di un mondo che insiste a scomparire.
«Sono sempre stato interessato a ciò che rimaneva, ai resti, agli scarti. Il mio lavoro di archivista ha iniziato a coinvolgere la cinematografia (e viceversa) e l’inclusione di diversi tipi di archivi ha consolidato questa ricerca.
Credo che sia un compito molto importante salvare qualcosa che non è considerato importante per gli altri, ma che contiene un piacere intimo e minimo. Salvare, raccogliere, salvare senza un obiettivo specifico, senza un compenso immediato o per un bene trascendentale è liberatorio e in qualche modo rivoluzionario.»