Nel 1988, l’Afghanistan mandò nello spazio il suo primo e unico astronauta, Abdul Ahad Momand. Dall’orbita, chiamò sua madre, rendendo il pashto la quarta lingua mai parlata al di fuori della Terra. La storia di Momand divenne un fugace momento di speranza mentre il Paese sotto di lui crollava e milioni di afghani venivano costretti all’esilio. Questo film collega in modo giocoso un evento storico e un sentimento comune e familiare: l’esperienza della diaspora, le ombre del colonialismo e il ricordo di una nazione frammentata e messa a tacere.
Paese
Afghanistan, Regno UnitoAnno
2026Durata
16'
Categoria
FictionAnteprima
Italiana
Sceneggiatura
Elham EhsasMontaggio
Elham EhsasMusica
CJ MirraSuono
Rob Szeliga, John CohenProduzione
Lorraine Bhattachary (Mono Films) Elham Ehsas (Foreigner Films)Distribuzione
María Vera (KINO REBELDE)Sinossi
Biografia
Elham Ehsas (1990, Kabul) è un regista, drammaturgo e direttore teatrale che vive a Londra. Il suo cortometraggio Yellow è stato candidato ai BAFTA e selezionato per gli Oscar nel 2024, mentre il suo opera prima Our Kind of Love è in fase di sviluppo come lungometraggio con il BFI. Il suo cortometraggio There Will Come Soft Rains (2025) ha vinto il premio come miglior film ai festival Raindance ed Encounters. Il suo ultimo cortometraggio, Forgotten Spaceman (2026), è stato presentato in anteprima alla sezione Pardi di Domani del Festival di Locarno.
Dichiarazione
Quando ho saputo per la prima volta che un afghano era stato nello spazio, non ci credevo. Le storie sull’Afghanistan vengono sempre raccontate attraverso la guerra, quindi scoprire che nel 1988 Abdul Ahad Momand orbitava intorno alla Terra è stato uno shock.
Ciò che mi ha sorpreso di più è stata la facilità con cui la sua storia è scomparsa, e quanto il colonialismo abbia danneggiato la nostra memoria collettiva, lasciando poco spazio a storie che non si adattano alla narrativa della distruzione.
Mentre facevo ricerche su Momand, decenni dopo, mi sono imbattuto in una fotografia che ha dato una nuova forma al film: mio padre, allora giornalista a Kabul, che lo intervistava al suo ritorno dallo spazio. Poco dopo, entrambi sarebbero stati costretti all’esilio, portando con sé la loro fede nell’Afghanistan.
Ho costruito questo film a partire da frammenti d’archivio, ricordi personali e musica afghana per recuperare una storia perduta.
Questo è un film su come le nazioni dimenticano e su come i loro figli in esilio ricordano.
— Elham Ehsas
Materiali d’archivio
Radio Television Afghanistan (RTA), Elham Ehsas / Azana Films, Wikimedia Commons, Footage Farm / National Archives and Records Administration (NARA), Radio Television Afghanistan (RTA) Creative Commons, NASA Creative Commons, Google Earth / Regista sul proprio schermo, New York Times / Creative License, Karim Shah – per gentile concessione.