A cura di Giulia Vallicelli / Compulsive Archive
Alla fine degli anni Novanta, mentre una generazione imparava a guardare il mondo sottosopra, in Italia circolava molta carta fotocopiata: fanzine punk, riot grrrl, emo, queercore. Non erano giornali alternativi né manifesti politici, ma qualcosa di più instabile e rivelatore. Spillati ibridi, che mescolavano musica, corpi, desideri, cronaca, rabbia e ironia a recensioni, diari, collage e lettere aperte. Venivano spediti per posta, passati di mano in mano ai concerti, lasciati sui tavoli di spazi autogestiti. Oggetti fatti per essere sfogliati, non per durare.
Come i film di famiglia, le fanzine sono documenti amatoriali, intimi e insieme pubblici: il formato ridotto della carta stampata. Non raccontano la storia dall’alto ma dal margine, talvolta dalla cameretta. Dicono chi erano, cosa ascoltavano, come si vestivano e cosa sognavano le ragazze e i ragazzi nel decennio prima di Genova 2001. Sono la cultura prodotta prima e accanto agli eventi che oggi storicizziamo, all’alba di internet e delle televisioni di strada, quando autoprodurre un medium era ancora un gesto materiale: fotocopiatrice, forbici, colla, francobolli.
Compulsive Archive conserva centinaia di queste pubblicazioni, quasi assenti dagli archivi istituzionali, e le rimette in circolo attraverso mostre, residenze e nuove edizioni. Materiali prodotti da persone che non si aspettavano di diventare oggetto di ricerca e a volte oggi non vogliono esserlo. Non è un atto commemorativo per la Generazione X. È una domanda curatoriale rivolta al presente, in un momento in cui l’autoproduzione cartacea torna a essere praticata da nuove generazioni: cosa conserviamo di chi ha cercato altri mondi possibili in una stanza, in una band, in venti pagine spillate a mano, e per chi lo conserviamo?
Giulia Vallicelli
Giulia Vallicelli (Roma, 1979) è archivista audiovisiva e fondatrice di Compulsive Archive, archivio e project space con sede a Milano dedicato a fanzine e materiali prodotti nell’orbita delle culture punk, femministe e queer tra gli anni Novanta e Duemila. Cresciuta nella scena underground romana, dalla metà degli anni Novanta ha preso parte alla distribuzione indipendente di musica e autoproduzioni. Da circa vent’anni lavora per archivi audiovisivi pubblici e privati, tra cui quello dell’Università degli Studi di Milano.
Compulsive Archive ha contribuito al volume “Out of the Grid. Italian Zine 1978–2006” (Les Presses du réel, 2024) e ha collaborato con festival editoriali, contesti accademici e progetti espositivi. Più recentemente ha partecipato alla pubblicazione di “I cessi di Mirafiori. Azioni e fotografie” del cineamatore Pietro Perotti (Viaindustriae, 2025) e ha curato la rassegna “Films as Zines” presso la fondazione CinemaO (Milano, 2026). Promuove talk, mostre e residenze per artiste e ricercatrici, lavorando sull’archivio come forma attiva del presente.
Compulsive Archive è un archivio e project space con sede a Milano, dedicato a fanzine, edizioni indipendenti e materiali prodotti nell’orbita delle sottoculture punk. Fondato nel 2016 da Giulia Vallicelli, nasce dal desiderio di conservare ciò che resta fuori dai canoni e di restituirlo come materia viva di lettura, confronto e immaginazione.
Il cuore della collezione sono le fanzine italiane degli anni Novanta e Duemila: una scena densa e ancora poco attraversata dalla ricerca accademica e istituzionale, che Compulsive Archive tratta come terreno di studio, non come reperto. Accanto ai materiali italiani, l’archivio raccoglie pubblicazioni da contesti internazionali, privilegiando le connessioni tra reti locali e circolazione transnazionale. Compulsive Archive lavora sull’archivio come forma attiva del presente, attraverso la ricerca visiva, la produzione editoriale e le pratiche di trasmissione. Organizza talk, mostre e incontri aperti al pubblico, integrando cicli di residenze per trasformare le sue pubblicazioni in nuove domande.